Quanti, nell’industria mondiale della stampa dei giornali, aspettavano di avere fra le mani l’ “ultima copia stampata” del New York Times dovranno avere ancora pazienza. Almeno quindici anni, suggerisce Mark Thompson, Presidente e Chief Executive del gruppo, perché la crescita nel segmento digitale non significa affatto che il quotidiano stia perdendo smalto nel settore della stampa. Il prodotto che esce dalle rotative genera ancora profitto per il gruppo. “La nostra piattaforma di stampa è fortemente positiva nel margine di contribuzione. Genera molto denaro e ha molti lettori fedeli. Penso” – ha dichiarato Thomson in un’intervista a The Economic Times Business, in occasione di una recente visita a Mumbai, in India – “che ci sarà un margine di contribuzione positivo per oltre un altro decennio. La mia opinione è probabilmente per 15 anni o più. Quindi, questo ci porta al 2034-35, forse più in là”. Una prospettiva molto interessante per una testata che, negli ultimi anni, ha vissuto una radicale trasformazione del conto economico, con un fatturato passato dal rapporto 80/20 in favore degli inserzionisti, al 70% di dipendenza dagli abbonamenti, a fronte di un 30% di ricavi dalla pubblicità.

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